Introduzione al Salmo 46
Salmo 46 testo: 'Dio e per noi rifugio e forza' e i salmi di Sion
Il salmo 46 e uno dei salmi di Sion (insieme a Sal 48, 76, 87, 122) — composizioni che celebrano la presenza protettiva di YHWH a Gerusalemme. Si apre con il versetto piu noto: Elohim lanu machaseh va-oz ezrah be-tzarot nimtza me'od — «Dio e per noi rifugio e forza, aiuto sempre presente nelle angosce» (Sal 46:2). La struttura tripartita del salmo (vv.2-4, 5-8, 9-12) e scandita da un ritornello ripetuto in 46:8 e 46:12: YHWH tzeva'ot immanu misgav lanu Elohei Ya'aqov sela — «YHWH degli eserciti e con noi, fortezza per noi e il Dio di Giacobbe, sela». Questo ritornello celebra la immanu (con-noi) divina, espressione tecnica della presenza protettiva.
Il contesto storico probabile e l'assedio di Gerusalemme da parte di Sennacherib re d'Assiria nel 701 a.C. (cfr. 2Re 19, 2Cr 32, Is 36-37): la citta santa fu miracolosamente salvata, e il salmo celebra questa liberazione come prova della presenza divina. La critica forma classifica Sal 46 come salmo di Sion o salmo di guerra santa, in cui la teologia della presenza di YHWH a Gerusalemme garantisce l'inviolabilita della citta santa di fronte a minacce esterne. Il termine machaseh (rifugio) e tecnico nella spiritualita salmica della fiducia (cfr. Sal 14:6, 91:9, 142:6).
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 46:2 | Elohim lanu machaseh va-oz (אֱלֹהִים לָנוּ מַחֲסֶה וָעֹז) | Dio per noi rifugio e forza |
| Sal 46:5 | nahar pelagav yesammechu ir-Elohim (נָהָר פְּלָגָיו יְשַׂמְּחוּ עִיר־אֱלֹהִים) | Un fiume, i suoi canali rallegrano la citta di Dio |
| Sal 46:8 | YHWH tzeva'ot immanu (יְהוָה צְבָאוֹת עִמָּנוּ) | YHWH degli eserciti e con noi |
| Sal 46:10 | mashbit milchamot (מַשְׁבִּית מִלְחָמוֹת) | Egli fa cessare le guerre |
| Sal 46:11 | harpu u-de'u ki-anokhi Elohim (הַרְפּוּ וּדְעוּ כִּי־אָנֹכִי אֱלֹהִים) | Cessate, e sappiate che io sono Dio |
Salmo 46 commento: 'un fiume, i suoi canali rallegrano la citta di Dio'
Il versetto 5 contiene una delle immagini piu enigmatiche e teologicamente ricche del Salterio: nahar pelagav yesammechu ir-Elohim qedosh mishkenei Elyon — «un fiume, i suoi canali rallegrano la citta di Dio, la santa dimora dell'Altissimo» (Sal 46:5). Il problema testuale: Gerusalemme non ha un nahar (fiume), solo il piccolo torrente Cedron e la sorgente Gihon. L'immagine e quindi metaforica e teologica, non geografica. Il fiume del Sal 46:5 e una visione tipica della letteratura biblica del fiume escatologico che esce dal Tempio.
Tre testi paralleli illuminano questa immagine: (1) Ez 47:1-12 descrive il fiume che esce da sotto la soglia del Tempio futuro, scorre verso oriente e diventa sempre piu profondo, dando vita a tutto cio che tocca; (2) Zc 14:8 parla di acque vive che usciranno da Gerusalemme nel giorno escatologico; (3) Ap 22:1-2 riprende l'immagine ezechieliana descrivendo il fiume di acqua viva che esce dal trono di Dio e dell'Agnello nella Gerusalemme celeste. Sal 46:5 e quindi visione protologica del fiume escatologico: Gerusalemme e gia ora la citta del fiume divino. Mishnah Sukkah 4:9-10 descrive il rito del nissuk ha-mayim (libagione dell'acqua) durante Sukkot, in cui acqua dalla sorgente Siloe veniva versata sull'altare — pratica rituale legata alla teologia delle acque sacre del Tempio. Sal 46:5 e fondamento scritturistico classico di questa teologia.
Salmo 46 spiegazione: 'cessate, e sappiate che io sono Dio'
Il versetto 11 e diventato uno dei piu noti del Salterio per la sua forza didattica: harpu u-de'u ki-anokhi Elohim arum ba-goyim arum ba-aretz — «cessate, e sappiate che io sono Dio; sono esaltato tra le nazioni, esaltato sulla terra» (Sal 46:11). Il verbo rafah (cessare, allentare, lasciar andare) e tecnico: indica la cessazione attiva dell'agitazione umana per fare spazio alla riconoscenza divina. La frase u-de'u ki-anokhi Elohim (e sappiate che io sono Dio) e l'imperativo della de'ah (conoscenza), tipico della teologia profetica dell'esperienza diretta di Dio.
Il versetto e diventato il fondamento di una pratica spirituale: la quiete o silenzio orante come precondizione per la conoscenza di Dio. Mishnah Berakhot 5:1 stabilisce: ein omdin le-hitpallel ela mi-tokh koved-rosh (non si sta per pregare se non con grave serieta), e la tradizione tannaitica conosce esplicitamente la necessita della concentrazione interiore (kavvanah) per la vera preghiera. Storicamente, Sal 46 e diventato anche fonte ispirativa di Ein feste Burg ist unser Gott (1529), che riprende la metafora del rifugio del v.2, anche se il salmo originale e piu antico di qualsiasi appropriazione confessionale moderna. Mishnah Avot 5:5 elenca i dieci miracoli operati da YHWH per i padri nel Tempio, attestando la teologia della presenza divina protettiva di cui Sal 46 e classico esempio. Il salmo si chiude con il ritornello (v.12) ripetendo YHWH tzeva'ot immanu: la presenza del Dio degli eserciti accanto al popolo e la realta ultima che da senso a tutto.