Introduzione al Salmo 42

Salmo 42 testo: 'come la cerva anela ai corsi d'acqua' e il desiderio di Dio

Il salmo 42 si apre con una delle immagini piu celebri del Salterio: ke-ayyal ta'arog al-afiqei mayim ken nafshi ta'arog elekha Elohim — «come la cerva anela ai corsi d'acqua, cosi l'anima mia anela a te, o Dio» (Sal 42:2). Il termine ayyal (cervo, cerva — la forma puo essere sia maschile sia femminile, anche se la concordanza del verbo ta'arog suggerisce il femminile ayyalah) e il verbo arag (anelare, gemere come la cerva assetata) costruiscono una metafora di desiderio fisico assoluto: la cerva senza acqua muore. Cosi l'anima senza Dio non sopravvive.

Il salmo 42 e il primo della seconda raccolta del Salterio (Libro Secondo, Sal 42-72) e appartiene al gruppo dei salmi attribuiti ai benei Korach (figli di Core), una delle famiglie levitiche di cantori del Tempio (1Cr 6:16-22). Sal 42 e Sal 43 sono originariamente un unico salmo (lo dimostra il ritornello identico in 42:6, 42:12, 43:5: mah tishtochachi nafshi), divisi liturgicamente. Il contesto del salmista e l'esilio dal santuario: e lontano da Gerusalemme, me-eretz Yarden ve-Chermonim (dalla terra del Giordano e degli Hermon, Sal 42:7), e ricorda con nostalgia le processioni al Tempio.

Versetto (MT)Termine ebraico chiaveSignificato teologico
Sal 42:2ke-ayyal ta'arog (כְּאַיָּל תַּעֲרֹג)Come la cerva anela
Sal 42:3tzame'ah nafshi le-Elohim le-El chai (צָמְאָה נַפְשִׁי לֵאלֹהִים לְאֵל חָי)Ha sete l'anima mia di Dio, del Dio vivente
Sal 42:5ekhereh ki e'evor ba-sakh (אֵלֶּה אֶזְכְּרָה כִּי אֶעֱבֹר בַּסָּךְ)Questo ricordero: passavo nella moltitudine festante
Sal 42:6mah tishtochachi nafshi (מַה־תִּשְׁתּוֹחֲחִי נַפְשִׁי)Perche ti abbatti, anima mia?
Sal 42:8tehom el-tehom qore (תְּהוֹם אֶל־תְּהוֹם קוֹרֵא)Abisso chiama abisso

Salmo 42 commento: 'perche ti abbatti, anima mia?' e il dialogo interiore

Il versetto 6 (ripreso identico in 42:12 e 43:5) e diventato il modello classico del dialogo interiore spirituale: mah tishtochachi nafshi va-tehemi alai hochili le-Elohim ki od odennu yeshu'ot panav — «perche ti abbatti, anima mia, e gemi dentro di me? Spera in Dio, perche ancora lo loderò, salvezza del suo volto» (Sal 42:6). Il salmista si rivolge alla propria nefesh (anima, vita interiore) come a un'altra persona, dialogando con i propri stati emotivi. Il verbo shachach (abbattersi, prostrarsi) e hamah (rumoreggiare, gemere) descrivono la depressione spirituale del giusto.

La risposta del salmista non e razionalizzazione ma esortazione: hochili le-Elohim (spera in Dio). Il verbo yachal (sperare, attendere con perseveranza) e tecnico nella spiritualita salmica della fiducia. Il dialogo interiore diventa cosi atto di fede contro l'evidenza emotiva. Mishnah Berakhot 9:5 stabilisce il principio fondamentale: chayyav adam le-varekh al ha-ra'ah ke-shem she-mevarekh al ha-tovah — «l'uomo e obbligato a benedire per il male come benedice per il bene». Il salmista del Sal 42 incarna questa attitudine: nel mezzo dell'angoscia spirituale, dialoga con se stesso e si esorta a sperare. Il salmo 42 commento tradizionale ebraico vede in questo testo il modello classico della teshuvah interiore.

Salmo 42 spiegazione: 'abisso chiama abisso' e l'esperienza del lontano

Il versetto 8 contiene una delle metafore piu intense del Salterio: tehom el-tehom qore le-qol tzinnorekha kol-mishbarekha ve-gallekha alai avaru — «abisso chiama abisso al fragore delle tue cascate, tutti i tuoi flutti e le tue onde su di me sono passati» (Sal 42:8). Il termine tehom (abisso, oceano primordiale) richiama Gn 1:2 (tehom del caos primordiale prima della creazione) e Gn 7:11 (le sorgenti del tehom del diluvio). Il salmista esiliato vive un'esperienza di immersione cosmica nel caos: le onde di Dio passano sopra di lui come nel diluvio.

L'immagine ha doppia valenza: e contemporaneamente esperienza di angoscia (essere sommerso dalle onde del dolore) e esperienza di vicinanza divina (le onde sono tuue, di Dio). Questa ambiguita e tipica della mistica salmica: il giusto sente Dio anche nell'esperienza di abbandono. Mishnah Avot 2:16 cita Rabbi Tarfon: lo alekha ha-melakhah ligmor ve-lo atta ven chorin le-hibatel mimennah — «non spetta a te terminare l'opera, ma non sei libero di disertarla». Questa massima tannaitica e parallela alla resistenza spirituale del salmista: nell'oscurita continua a sperare. Il salmo 42 spiegazione tradizionale ebraica e cristiana fa di questo testo uno dei vertici della spiritualita biblica del desiderio: il giusto e definito dalla sua sete di Dio, non dalle sue circostanze.