Introduzione al Salmo 41

Salmo 41 testo: 'beato chi pensa al povero' e la conclusione del primo libro

Il salmo 41 e l'ultimo del primo libro del Salterio (Sal 1-41), e si chiude con la doxologia canonica che chiude ciascuno dei cinque libri (cfr. anche Sal 72, 89, 106, 150): barukh YHWH Elohei Yisrael me-ha-olam ve-ad ha-olam amen ve-amen — «benedetto YHWH, Dio di Israele, dall'eternita all'eternita, amen e amen» (Sal 41:14). Questa formula chiude il libro come una signatura liturgica della raccolta. Il salmo si apre con una beatitudine: ashrei maskil el-dal be-yom ra'ah yemalletehu YHWH — «beato colui che si prende cura del povero, nel giorno del male YHWH lo libera» (Sal 41:2).

Il termine maskil el-dal e densa: il participio maskil (dalla radice sakhal) significa «colui che agisce con sapienza, che presta attenzione, che si prende cura». Il dal (povero, debole) e l'oggetto di questa cura sapienziale. Mishnah Pe'ah 1:1 elenca le opere di misericordia il cui frutto si gode in questo mondo e il capitale e riservato per il mondo a venire, e la gemilut chasadim (atti di bonta) e tra le piu importanti. Sal 41:2 e fondamento scritturistico della teologia rabbinica e cristiana della cura del povero come opera che attira la benedizione divina.

Versetto (MT)Termine ebraico chiaveSignificato teologico
Sal 41:2ashrei maskil el-dal (אַשְׁרֵי מַשְׂכִּיל אֶל־דָּל)Beato chi si prende cura del povero
Sal 41:5YHWH chonneni refa'ah nafshi (יְהוָה חָנֵּנִי רְפָאָה נַפְשִׁי)Signore, abbi pieta, guarisci l'anima mia
Sal 41:10okhel lachmi higdil alai aqev (אוֹכֵל לַחְמִי הִגְדִּיל עָלַי עָקֵב)Chi mangia il mio pane ha alzato contro di me il tallone
Sal 41:13be-tummi tamakhta bi (בְּתֻמִּי תָּמַכְתָּ בִּי)Nella mia integrita mi hai sostenuto
Sal 41:14barukh YHWH Elohei Yisrael (בָּרוּךְ יְהוָה אֱלֹהֵי יִשְׂרָאֵל)Benedetto YHWH, Dio di Israele

Salmo 41 commento: 'chi mangia il mio pane' e la citazione di Giovanni 13:18

Il versetto 10 e una delle accuse piu drammatiche del Salterio: gam-ish shelomi asher batachti vo okhel lachmi higdil alai aqev — «anche l'uomo della mia pace, in cui confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato contro di me il tallone» (Sal 41:10). I termini ish shelomi (uomo della mia pace, cioe amico fedele) e okhel lachmi (che mangiava il mio pane, cioe commensale di tavola) descrivono la massima intimita: condividere il pane nella cultura biblica e segno di alleanza inviolabile (cfr. Gn 31:54, Es 18:12). Il tradimento dell'amico commensale e quindi la violazione piu grave possibile della fiducia.

Gesu cita esattamente questo versetto in Gv 13:18 durante l'ultima cena, dopo aver lavato i piedi ai discepoli e aver indicato Giuda come il traditore: all' hina he graphe plerothei: ho trogon mou ton arton epiren ep' eme ten pternan autou — «affinche si compia la Scrittura: colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno». L'applicazione cristologica e potente: Giuda, commensale dell'ultima cena, e l'antitipo dell'ish shelomi del Sal 41:10. La citazione conferma la tipologia davidica del Cristo: come Davide fu tradito da Achitofel (2Sam 15:12, 17:1-23), cosi Cristo e tradito da Giuda. Mishnah Avot 5:14 distingue quattro tipi di chi va alla casa di studio, e il salmo 41 commento neotestamentario sviluppa questa tipologia del traditore amico in chiave cristologica.

Salmo 41 spiegazione: 'guariscimi, perche ho peccato contro di te'

Il versetto 5 contiene una delle confessioni piu sincere del Salterio: ani amarti YHWH chonneni refa'ah nafshi ki chata'ti lakh — «io ho detto: Signore, abbi pieta di me, guarisci la mia anima, perche ho peccato contro di te» (Sal 41:5). La struttura del versetto e densa: il salmista chiede guarigione (refu'ah) e ne riconosce la causa nel proprio peccato (chata'ti). La connessione tra peccato e malattia non e meccanica nella teologia biblica (cfr. Gv 9:2-3 dove Gesu rifiuta esplicitamente di attribuire la cecita del nato cieco al peccato proprio o dei genitori), ma esprime la coscienza tannaitica della responsabilita personale.

Mishnah Berakhot 5:5 e Mishnah Yoma 8:9 stabiliscono il principio: aveirot she-bein adam la-Maqom yom ha-kippurim mekhapper (le trasgressioni tra l'uomo e Dio sono espiate da Yom Kippur). Il salmista del Sal 41:5 incarna questa coscienza: nella sofferenza fisica, riconosce la propria responsabilita morale e chiede al tempo stesso guarigione e perdono. Il versetto chiude con il v.13: va-ani be-tummi tamakhta bi va-tatzziveni le-fanekha le-olam — «e me, nella mia integrita, hai sostenuto, e mi hai posto davanti al tuo volto in eterno» (Sal 41:13). Il termine tom (integrita) e lo stesso che apre il Sal 26:1 (shafteni YHWH be-tummi), e indica non perfezione assoluta ma trasparenza interiore. Il salmo 41 spiegazione tradizionale ebraica vede in questo testo il modello classico della preghiera del malato penitente: confessione del peccato, richiesta di guarigione, fiducia nella sostenibilita divina.