Introduzione al Salmo 37
Salmo 37 testo: composizione sapienziale ed escatologica
Il salmo 37 rappresenta una delle composizioni sapienziali piu articolate del salterio, strutturato secondo la forma alfabetica acrostica in cui ogni strofa inizia con una lettera successiva dell'alef-bet ebraico. L'imperativo iniziale 'al tithchar bamre'im — "non adirarti contro i malvagi" — stabilisce il tono didattico dell'intero componimento (Sal 37:1). Il verbo ebraico tithchar, dalla radice charah, indica un'irritazione profonda che corrode l'animo, non una semplice reazione emotiva. Il salmista non chiede passivita di fronte al male, ma un riorientamento della fiducia: "confida nel Signore e fa il bene, abita la terra e pasciti di fedelta" (Sal 37:3). La tradizione rabbinica collega questa esortazione alla capacita di abitare la terra con fiducia, un tema che attraversa l'intera letteratura sapienziale israelitica. Nel Talmud, trattato Berakhot 7b, ci si pone la domanda "malvagio verso chi?", distinguendo tra il male subito personalmente e l'opposizione ai nemici di Dio — una distinzione che illumina anche la lettura che Gesu fa del salmo nel Discorso della Montagna.
Il salmo 37 testo ebraico alterna esortazioni dirette a motivazioni teologiche secondo un pattern ricorrente: imperativo sapienziale, poi giustificazione fondata sulla giustizia divina. "I malfattori saranno sterminati, ma coloro che sperano nel Signore erediteranno la terra" (Sal 37:9). Il verbo ebraico yirshù — "erediteranno" — ricorre sette volte nel componimento, creando una spina dorsale tematica che lega promessa divina e pazienza umana. L'esortazione "deliziati nel Signore, ed egli ti dara cio che il tuo cuore desidera" (Sal 37:4) introduce il concetto di hit'aneg — il dilettarsi in YHWH come atto di riposizionamento interiore che precede ogni risposta alla questione del male. La promessa "i miti erediteranno la terra" (Sal 37:11) non va intesa come garanzia di possesso territoriale politico. Il termine 'anavim — "miti, umili" — designa coloro che rinunciano alla pretesa di farsi giustizia da se, affidando il proprio diritto al giudizio divino. Il libro dei Proverbi esprime la medesima postura: "Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti alla tua intelligenza" (Prv 3:5). La tradizione talmudica discute la tensione tra giustizia divina e prosperita dei malvagi in diversi contesti. Giobbe solleva la medesima questione con radicalita: "Perche i malvagi vivono, invecchiano e crescono in potenza?" (Gb 21:7).
Salmo 37 commento: la teodicea e la risposta della fiducia
Il salmo 37 commento esegetico non puo prescindere dalla questione centrale che il componimento affronta: la prosperita dei malvagi costituisce uno scandalo per la fede? La risposta del salmista non e razionale ma fiduciale — non spiega perche il male prosperi, ma orienta lo sguardo verso un orizzonte temporale piu ampio. "Ancora un poco e il malvagio non sara piu; osserverai il suo posto e non vi sara" (Sal 37:10). La struttura acrostica stessa comunica un messaggio: la totalita della realta, dalla alef alla tav, e sotto il governo di YHWH.
La teodicea del Salmo 37 non offre dunque una soluzione filosofica al problema del male — offre fiducia. Il salmista non garantisce retribuzione meccanica ma delinea un ordine morale cosmico in cui la giustizia divina opera secondo tempi che trascendono la percezione umana. "I passi dell'uomo sono resi saldi dal Signore, ed egli gradisce la sua via" (Sal 37:23). Il termine ebraico mits'adè — "passi" — indica un cammino guidato, non un destino predeterminato: la provvidenza divina non annulla la liberta umana ma la sostiene.
La tradizione rabbinica approfondisce la tensione tra retribuzione terrena e giustizia escatologica. Il trattato Sanhedrin 90b cita Esodo 6:4 — "Ho stabilito con loro la mia alleanza per dare loro la terra di Canaan" — come prova scritturale della risurrezione dei morti: Dio ha promesso la terra ai patriarchi stessi, il che implica che risorgeranno per riceverla. È la stessa logica escatologica del Salmo 37: l'eredità della terra non è metafora, ma promessa che richiede la risurrezione dei giusti per compiersi. La tradizione rabbinica collega la visione escatologica del salmo alla redenzione messianica: i dolori che precedono la venuta del Messia (chevlei mashiach) trovano eco nella tensione tra sofferenza presente e speranza futura che attraversa il Salmo 37, dove il giusto attende con pazienza la giustizia divina «perché ancora un poco e l'empio non sarà più» (Sal 37:10).
| Dimensione | Salmo 37 | Giobbe 21 | Sanhedrin 98 |
|---|---|---|---|
| Genere letterario | Sapienziale-didattico | Disputazione sapienziale | Discussione halakhica |
| Domanda centrale | Perche i malvagi prosperano? | Perche i malvagi vivono? | Quando verra la redenzione? |
| Risposta proposta | Fiducia nel governo divino | Contestazione della teodicea tradizionale | Redenzione per merito o per necessita |
| Orizzonte temporale | Escatologico terreno | Presente esistenziale | Messianico futuro |
Salmo 37 nel Discorso della Montagna: significato escatologico
La citazione diretta del Salmo 37:11 nelle Beatitudini — "Beati i miti, perche erediteranno la terra" (Mt 5:5) — colloca il componimento sapienziale al centro della predicazione di Gesu. Il greco praeis traduce l'ebraico 'anavim, e il verbo kleronomesousi ricalca yirshù della Septuaginta. Gesu non reinterpreta il salmo ma ne conferma la portata escatologica, inserendolo in un programma etico che rovescia le attese di potere mondano. La connessione tra Salmo 37 e Discorso della Montagna si estende oltre la singola citazione: l'insegnamento di Gesu sulla ricompensa segreta — "tuo Padre che vede nel segreto ti ricompensera" (Mt 6:4) — riflette la fiducia sapienziale del salmista nella giustizia divina che opera nel nascondimento. La tradizione talmudica attesta che Gesu conosceva la prassi liturgica del tempio e le sue catechesi seguono il ritmo della recitazione salmodica settimanale.
Il Salmo 37 si colloca nella tradizione liturgica ebraica al confine tra il quinto e il sesto giorno del ciclo salmodico settimanale. Il quinto giorno copre dal Salmo 32 fino al Salmo 36, mentre il sesto giorno inizia dal Salmo 37 fino al Salmo 45, secondo la numerazione del testo ebraico. Questa posizione liturgica non e casuale: il salmo chiude la sezione sapienziale della prima meta del percorso di preghiera settimanale, preparando il fedele alla contemplazione del sabato attraverso l'esercizio della fiducia.
Il trattato Sukkah 29b insegna che chi potrebbe opporsi al male e non lo fa — e chi promette pubblicamente tzedakah senza adempiere — provoca l'allontanamento delle benedizioni divine. La prosperità del rasha è transitoria per definizione: consiste precisamente nel presumere che la prosperita presente sia definitiva, ignorando la dimensione escatologica della giustizia. La letteratura apocalittica sacerdotale di Qumran, attingendo alla tradizione sapienziale del salterio, radicalizza la distinzione tra giusti e malvagi fino alla prospettiva del giudizio finale: gli empi che si ergono contro i fedeli devono essere sterminati secondo la visione escatologica della guerra dei figli della luce. La guarigione interiore descritta nel Salmo 41 — "O Eterno, abbi pieta di me; guarisci l'anima mia, perche ho peccato contro di te" (Sal 41:5) — illumina per contrasto la posizione del giusto nel Salmo 37: chi confida nel Signore non e immune dalla sofferenza, ma riceve la capacita di attraversarla senza lasciarsi corrodere dall'invidia. Il termine nafshì nel Salmo 41 indica l'uomo nella sua interezza, non la componente spirituale in opposizione a quella materiale — la guarigione che il salmista invoca e integrale, coinvolge la totalita della persona.
Elementi chiave per la comprensione del salmo 37:
- La struttura acrostica alfabetica comunica la totalita del governo divino sulla storia
- Il verbo yirshù ("erediteranno") ricorre sette volte, numero simbolico di completezza
- L'opposizione rasha/tsaddiq — malvagio/giusto — organizza l'intera argomentazione
- La promessa di eredita della terra ('erets) ha valore sapienziale-escatologico, non politico-territoriale
- La ripresa in Matteo 5:5 collega il salmo alla predicazione messianica di Gesu
- La tradizione rabbinica approfondisce la tensione tra retribuzione presente e giustizia futura attraverso la discussione talmudica sulla venuta del Messia
D: Qual è il significato del verbo ebraico tithchar nel Salmo 37? R: Il verbo tithchar, dalla radice charah, indica un'irritazione profonda che corrode l'animo, non una semplice reazione emotiva superficiale. L'imperativo 'al tithchar bamre'im — "non adirarti contro i malvagi" — non chiede passività di fronte al male, ma un riorientamento della fiducia verso Dio: "confida nel Signore e fa il bene, abita la terra e pasciti di fedeltà" (Sal 37:3).
D: Che struttura letteraria ha il Salmo 37 nel testo ebraico? R: Il Salmo 37 è strutturato come composizione sapienziale acrostica alfabetica, in cui ogni strofa inizia con una lettera successiva dell'alef-bet ebraico. Il testo alterna esortazioni dirette a motivazioni teologiche secondo un pattern ricorrente: imperativo sapienziale, poi giustificazione fondata sulla giustizia divina. Il verbo ebraico yirshù — "erediteranno" — ricorre sette volte nel componimento, creando una spina dorsale tematica che lega promessa divina e pazienza umana (Sal 37:9; Sal 37:11).
D: Come interpreta il Talmud il Salmo 37 riguardo all'opposizione al male? R: Nel trattato Berakhot 7b il Talmud pone la domanda "malvagio verso chi?", distinguendo tra il male subito personalmente e l'opposizione ai nemici di Dio. Questa distinzione illumina la lettura che Gesù fa del Salmo 37 nel Discorso della Montagna: non opporti al male che fanno a te — "porgi l'altra guancia" — ma verso gli oppositori di Dio la resistenza resta legittima.
D: Cosa significa 'i miti erediteranno la terra' nel Salmo 37 commento esegetico? R: La promessa "i miti erediteranno la terra" (Sal 37:11) non va intesa come garanzia di possesso territoriale politico. Il termine ebraico 'anavim — "miti, umili" — designa coloro che rinunciano alla pretesa di farsi giustizia da sé, affidando il proprio diritto al giudizio divino. La medesima postura sapienziale si ritrova nel libro dei Proverbi: "Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti alla tua intelligenza" (Prv 3:5).
D: Qual è il concetto di hit'aneg nel Salmo 37 e quale funzione svolge? R: L'esortazione "deliziati nel Signore, ed egli ti darà ciò che il tuo cuore desidera" (Sal 37:4) introduce il concetto di hit'aneg — il dilettarsi in YHWH come atto di riposizionamento interiore che precede ogni risposta alla questione del male. Il salmista non offre una spiegazione razionale della prosperità dei malvagi, ma orienta lo sguardo verso un orizzonte temporale più ampio: "ancora un poco e il malvagio non sarà più" (Sal 37:10).
D: Come affronta il Salmo 37 il problema della teodicea nella tradizione sapienziale? R: Il Salmo 37 commento sulla teodicea non offre una risposta razionale ma fiduciale: non spiega perché il male prosperi, ma riorienta la fiducia verso la giustizia divina nel tempo. La medesima questione è sollevata radicalmente da Giobbe: "Perché i malvagi vivono, invecchiano e crescono in potenza?" (Gb 21:7). La tradizione talmudica discute la venuta messianica in relazione alla giustizia e all'iniquità, collegando il destino dei malvagi alla redenzione finale (Sanhedrin 98).