Introduzione al Salmo 33
Salmo 33 testo: 'esultate giusti nel Signore' e il canto nuovo
Il salmo 33 si apre con un imperativo gioioso: rannenu tzaddiqim ba-YHWH la-yesharim navah tehillah — «esultate, o giusti, nel Signore, ai retti si addice la lode» (Sal 33:1). E uno dei pochi salmi senza titolo (insieme a Sal 1, 2, 10, 71, 91), e la critica forma lo classifica come inno comunitario di lode. La struttura ha 22 versetti — uno per ogni lettera dell'alfabeto ebraico — anche se non e formalmente acrostico, fenomeno presente anche in Sal 38, 103. Questa lunghezza alfabetica suggerisce completezza simbolica: la lode che il salmo invita a tributare e totale, esaurisce ogni aspetto della creazione e della provvidenza.
I primi tre versetti contengono un appello all'esecuzione musicale articolata: hodu la-YHWH be-khinnor be-nevel asor zammeru lo, shiru lo shir chadash heitivu naggen bi-teru'ah — «lodate il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde inneggiate a lui, cantate a lui un canto nuovo, suonate bene con grido di gioia» (Sal 33:2-3). Il shir chadash (canto nuovo) e una formula tecnica del Salterio che ricorre in Sal 96:1, 98:1, 144:9, 149:1, e in Is 42:10. Indica una rinnovata esperienza di salvezza che richiede un'espressione creativa nuova: la lode antica non basta per cio che YHWH compie ora.
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 33:1 | rannenu tzaddiqim (רַנְּנוּ צַדִּיקִים) | Esultate, o giusti |
| Sal 33:3 | shir chadash (שִׁיר חָדָשׁ) | Canto nuovo |
| Sal 33:6 | bidvar YHWH shamayim na'asu (בִּדְבַר יְהוָה שָׁמַיִם נַעֲשׂוּ) | Con la parola di YHWH furono fatti i cieli |
| Sal 33:9 | hu amar va-yehi (הוּא אָמַר וַיֶּהִי) | Egli disse e fu |
| Sal 33:18 | ein YHWH el-yere'av (עֵין יְהוָה אֶל־יְרֵאָיו) | L'occhio di YHWH e su chi lo teme |
Salmo 33 commento: 'con la parola di YHWH furono fatti i cieli'
Il versetto 6 contiene una delle dichiarazioni piu dense del Salterio sulla creazione mediante la parola: bi-dvar YHWH shamayim na'asu u-ve-ru'ach piv kol-tzeva'am — «con la parola di YHWH furono fatti i cieli, e con il soffio della sua bocca tutto il loro esercito» (Sal 33:6). Il versetto e una sintesi poetica di Gn 1: il davar (parola) e il ru'ach (soffio, spirito) divini sono i due strumenti della creazione. La struttura parallela enfatizza l'unita dei due: la parola che articola e lo spirito che vivifica.
Il versetto 9 esplicita questo principio cosmologico: ki hu amar va-yehi hu tzivvah va-ya'amod — «poiche egli parlo e fu, comando e si erse» (Sal 33:9). La formula richiama esattamente Gn 1:3 (va-yomer Elohim... va-yehi) e diventa la formula classica della creatio per verbum. La tradizione esegetica ebraica e cristiana ha letto questo versetto come fondamento scritturistico della dottrina della creazione mediante la parola divina. Eb 11:3 cita esattamente questo concetto: pistei nooumen kaTertismetha tous aionas rhemati Theou (per fede comprendiamo che gli aeoni furono ordinati dalla parola di Dio). Mishnah Avot 5:1 cita la creazione be-asarah ma'amarot (con dieci parole): la teologia tannaitica conta dieci atti creatori in Gn 1, riconoscendo nella parola il principio strutturante della realta.
Salmo 33 spiegazione: 'l'occhio del Signore e su chi lo teme'
La seconda meta del salmo (vv.13-22) e una meditazione sulla provvidenza divina. Il versetto 13 dichiara: mi-shamayim hibbit YHWH ra'ah et-kol benei ha-adam — «dai cieli guarda YHWH, vede tutti i figli dell'uomo» (Sal 33:13). YHWH e il Dio che vede, e il suo sguardo non e neutrale: hinneh ein YHWH el-yere'av la-meyachalim le-chasdo, le-hatzil mi-mavet nafsham — «ecco, l'occhio di YHWH e su chi lo teme, su chi spera nella sua misericordia, per liberare la loro anima dalla morte» (Sal 33:18-19).
Il termine yir'ah (timore) qui non indica paura ma riverenza filiale, atteggiamento di chi riconosce la propria dipendenza dal creatore. Mishnah Avot 1:3 cita Antigono di Sokho: al tihyu ka-avadim ha-meshammeshim et ha-rav... ela hevu ka-avadim ha-meshammeshim et ha-rav she-lo al menat le-qabbel pras, vi-yhi morah shamayim aleikhem («non siate come servi che servono il padrone per ricevere ricompensa... ma siate come servi che servono senza ricompensa, e il timore del cielo sia su di voi»). Questa yir'at shamayim tannaitica e la stessa attitudine spirituale che il Sal 33:18 attribuisce ai yere'av. Il salmo 33 spiegazione tradizionale ebraica vede in questo testo il modello classico della relazione tra fede e provvidenza: chi teme YHWH e visto da YHWH, chi spera nella sua chesed riceve liberazione.