Introduzione al Salmo 22
Eli eli lama sabactani nel salmo 22: il grido dell'abbandono
Il salmo 22 si apre con il grido più drammatico di tutto il Salterio: Eli Eli lama azavtani — «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 22:2). L'invocazione è ripetuta due volte (Eli Eli) come segno di urgenza estrema, e il verbo azav indica un abbandono concreto, non metaforico — la stessa radice usata per il marito che ripudia la moglie o il padre che lascia il figlio. La forma aramaizzata eli eli lama sabactani (variante che riflette la pronuncia palestinese del I secolo) è quella che Gesù pronuncia sulla croce secondo Mt 27:46 e, nella variante eloi eloi lema sabachthani, secondo Mc 15:34. Questo collegamento fa del salmo 22 il salmo cristologico per eccellenza insieme al Salmo 110.
La struttura del salmo 22 è bipartita con una nettezza che la critica letteraria ha unanimemente riconosciuto: i versetti 1-21 costituiscono una lamentazione individuale di intensità crescente, mentre i versetti 22-31 svoltano improvvisamente in todah — ringraziamento e annuncio della salvezza. Questa svolta non è risoluzione psicologica del lamento ma evento teologico: il giusto sofferente, dopo aver invocato Dio dalla profondità dell'abbandono, riceve risposta e proclama la fedeltà divina davanti all'assemblea (qahal).
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 22:2 | azavtani (עֲזַבְתָּנִי) | Abbandonato — verbo concreto, non metaforico |
| Sal 22:7 | tola'at lo ish (תוֹלַעַת וְלֹא אִישׁ) | Verme e non uomo — disumanizzazione del giusto |
| Sal 22:17 | karu yadai ve-raglai (כָּארִי יָדַי וְרַגְלָי) | Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi |
| Sal 22:19 | yechalleku (יְחַלְּקוּ) | Si dividono le vesti — citato in Gv 19:24 |
| Sal 22:23 | asapprah shimkha (אֲסַפְּרָה שִׁמְךָ) | Annuncerò il tuo nome — citato in Eb 2:12 |
Salmo 22 spiegazione: il dittico cristologico Sal 22-Sal 18
Il salmo 22 significato si illumina pienamente nel rapporto con il Salmo 18. I due salmi formano un dittico cristologico complementare: il Salmo 22 è il grido dalla croce — la lamentazione che culmina nell'apparente silenzio di Dio — mentre il Salmo 18 è la risposta del Padre attraverso la teofania cosmica. Nel salmo 22 l'orante grida «di giorno chiamo e tu non rispondi, di notte e non c'è silenzio per me» (Sal 22:3); nel salmo 18 «dal suo tempio ascoltò la mia voce» (Sal 18:7) — la risposta è venuta. Tre elementi confermano questa lettura: il grido ascoltato (Sal 22:3 → Sal 18:7), il dispiegamento cosmico (Sal 22 silenzio → Sal 18 teofania), la dossologia universale (Sal 22:28 promessa → Sal 18:50 compimento, citato da Paolo in Rm 15:9).
Il Nuovo Testamento moltiplica i punti di contatto con il salmo 22 testo nella narrazione della Passione: i soldati si dividono le vesti gettando le sorti (Gv 19:23-24 cita esplicitamente Sal 22:19); gli astanti scuotono il capo e oltraggiano (Mt 27:39, ricalcando Sal 22:8); il «sono sazio di obbrobri» (Sal 22:7-9) trova compimento nelle derisioni del Calvario. La tradizione esegetica antica vede nella precisione di queste corrispondenze una prova della profezia cristologica del salmo.
Salmo 22 commento: dalla lamentazione alla dossologia universale
La svolta del versetto 22 trasforma il salmo 22 in inno escatologico. L'orante, finora isolato nella sua sofferenza, ora annuncia: asapprah shimkha le-echai be-tokh qahal ahalleleka — «annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea ti loderò» (Sal 22:23). La Lettera agli Ebrei (Eb 2:11-12) cita questo versetto come parola del Cristo glorificato che, dopo la passione, presenta i fedeli al Padre come «fratelli» — collegamento esplicito che fa del salmo 22 il testo della solidarietà tra il Verbo incarnato e l'umanità redenta.
Tre caratteristiche fanno del salmo 22 un caso unico nel Salterio:
- L'arco dall'io individuale al noi universale: il salmo si apre con il singolare estremo («Dio mio») e si chiude con la dichiarazione che «tutte le famiglie delle nazioni si prostreranno davanti a te» (Sal 22:28) — il movimento è da Israele alle genti
- La centralità del Nome divino: il versetto 23 fa del nome di YHWH (proclamato all'assemblea) l'oggetto centrale della dossologia post-resurrezione, in continuità con la teologia del Nome di Es 3:14-15
- L'inversione del genere letterario: il salmo inizia come lamentazione individuale e termina come inno universale — questa metamorfosi non ha paralleli stretti nel Salterio e ha alimentato la lettura cristiana come prefigurazione del passaggio dalla croce alla risurrezione
L'ultimo versetto (Sal 22:32) chiude con una formula che la tradizione ha letto come compimento escatologico: ki asah — «poiché egli ha agito». La forma verbale al perfetto annuncia un'azione divina già compiuta, di cui la generazione futura («un popolo che nascerà», v. 32) sarà testimone. Nella lettura cristologica, ki asah è la parola di Cristo dalla croce che Giovanni rende come tetelestai — «è compiuto» (Gv 19:30).
D: Cosa significa eli eli lama sabactani nel salmo 22 e perché Gesù lo cita sulla croce? R: L'espressione Eli Eli lama azavtani — «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Sal 22:2) — apre il salmo con un grido di abbandono concreto. Il verbo ebraico azav indica un abbandono reale, la stessa radice usata per il marito che ripudia la moglie. La forma aramaizzata eli eli lama sabactani riflette la pronuncia palestinese del I secolo: è quella che Gesù pronuncia sulla croce secondo Mt 27:46 (e nella variante eloi eloi lema sabachthani secondo Mc 15:34). Citando il primo versetto del salmo, Gesù attiva l'intero arco testuale, dalla lamentazione alla dossologia finale.
D: Qual è la struttura del salmo 22 e come si articolano lamentazione e ringraziamento? R: Il salmo 22 ha una struttura bipartita nettamente segnata: i versetti 2-22 costituiscono una lamentazione individuale di intensità crescente, mentre i versetti 23-32 svoltano improvvisamente in todah (ringraziamento). Il versetto 23 — asapprah shimkha le-echai be-tokh qahal ahalleleka («annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea ti loderò») — segna il punto di svolta. Questa metamorfosi del genere letterario, dalla lamentazione individuale all'inno universale, non ha paralleli stretti nel Salterio.
D: Come collega il Nuovo Testamento il salmo 22 alla Passione di Cristo? R: Il NT moltiplica i punti di contatto del salmo 22 con la Passione: Gv 19:23-24 cita esplicitamente Sal 22:19 («si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte») nel racconto dei soldati ai piedi della croce; Mt 27:39 ricalca Sal 22:8 nel descrivere gli astanti che scuotono il capo; Eb 2:11-12 cita Sal 22:23 come parola del Cristo glorificato che presenta i fedeli al Padre come «fratelli». La precisione di queste corrispondenze ha fatto del salmo 22 il testo cristologico per eccellenza insieme al Salmo 110.
D: Qual è il dittico Sal 22-Sal 18 e perché il salmo 22 spiegazione richiede entrambi? R: Il salmo 22 e il salmo 18 formano un dittico cristologico complementare: il Salmo 22 è il grido dalla croce — la lamentazione che culmina nell'apparente silenzio di Dio — mentre il Salmo 18 è la risposta del Padre attraverso la teofania cosmica. Nel Sal 22:3 l'orante grida «di giorno chiamo e tu non rispondi»; nel Sal 18:7 «dal suo tempio ascoltò la mia voce». La promessa di dossologia universale di Sal 22:28 trova compimento in Sal 18:50, citato esplicitamente da Paolo in Rm 15:9 come fondamento della lode delle nazioni.
D: Cosa significa la frase 'hanno trafitto le mie mani e i miei piedi' nel salmo 22? R: Il versetto 17 del salmo 22 contiene l'espressione karu yadai ve-raglai — letteralmente «hanno trafitto le mie mani e i miei piedi» (Sal 22:17). La tradizione masoretica ha trasmesso una variante testuale (ka'ari, «come un leone») mentre la LXX e i Rotoli del Mar Morto attestano la lettura karu. Nella lettura cristiana il versetto è centrale come profezia della crocifissione: descrive con precisione una sofferenza che il salmista non poteva conoscere se non attraverso ispirazione profetica. Il versetto è il fulcro della dimensione tipologica del salmo 22.
D: Cosa significa l'ultimo versetto Sal 22:32 'ki asah' e come si collega al tetelestai giovanneo? R: L'ultimo versetto del salmo 22 chiude con la formula ki asah — «poiché egli ha agito» (Sal 22:32). La forma verbale al perfetto annuncia un'azione divina già compiuta, di cui «un popolo che nascerà» sarà testimone. Nella lettura cristologica, ki asah è la parola di Cristo dalla croce che Giovanni rende come tetelestai — «è compiuto» (Gv 19:30). Il salmo 22 si chiude dunque non come lamentazione irrisolta ma come dichiarazione di compimento dell'opera divina, in perfetta corrispondenza con l'ultima parola del Cristo crocifisso secondo il quarto Vangelo.