Introduzione al Salmo 140
Salmo 140 testo: 'liberami Signore dagli uomini malvagi'
Il salmo 140 e una supplica davidica per la liberazione dai nemici verbali e fisici. Si apre con la formula: chaltzeni YHWH me-adam ra me-ish chamasim tintzereni — «liberami, Signore, dall'uomo cattivo, dall'uomo violento custodiscimi» (Sal 140:2). Il termine adam ra (uomo malvagio) e ish chamasim (uomo di violenze, plurale intensivo) designano il nemico tipo della spiritualita salmica: chi opera sistematicamente il male contro il giusto. Il verbo chalatz (liberare, strappare via, salvare) e tecnico nella teologia salmica della liberazione divina (cfr. Sal 6:5, 18:20, 34:8, 50:15).
Sal 140 appartiene al gruppo finale dei salmi davidici della raccolta canonica (Sal 138-145), tutti attribuiti a Davide. Il contesto e la persecuzione del giusto da parte dei malvagi che usano sia armi materiali (vv.4-5: shenenu leshonam — «affilarono la loro lingua», con metafora militare) sia parole velenose (chamat akhshuv — «veleno di vipera»). La struttura del salmo alterna descrizione del pericolo e supplica, con tre selah (vv.4, 6, 9) che marcano transizioni musicali nella performance liturgica. Mishnah Avot 1:17 cita Shimon il Giusto sulla lashon ha-ra (parola del male), e il Sal 140 e fondamento scritturistico classico di questa teologia.
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 140:2 | chaltzeni YHWH me-adam ra (חַלְּצֵנִי יְהוָה מֵאָדָם רָע) | Liberami Signore dall'uomo malvagio |
| Sal 140:4 | shenenu leshonam ke-mo nachash (שָׁנֲנוּ לְשׁוֹנָם כְּמוֹ־נָחָשׁ) | Affilano la loro lingua come serpente |
| Sal 140:8 | YHWH Adonai oz yeshu'ati (יְהוָה אֲדֹנָי עֹז יְשׁוּעָתִי) | YHWH, Signore, forza della mia salvezza |
| Sal 140:13 | yada'ti ki-ya'aseh YHWH din ani (יָדַעְתִּי כִּי־יַעֲשֶׂה יְהוָה דִּין עָנִי) | So che YHWH fa giustizia all'umile |
| Sal 140:14 | yeshvu yesharim et-panekha (יֵשְׁבוּ יְשָׁרִים אֶת־פָּנֶיךָ) | Abiteranno i giusti alla tua presenza |
Salmo 140 commento: 'affilano la lingua come serpente' e la teologia della parola
Il versetto 4 contiene una delle metafore piu drastiche del Salterio sulla parola distruttiva: shanenu leshonam ke-mo nachash chamat akhshuv tachat sefatemo selah — «affilano la loro lingua come serpente, veleno di vipera sotto le loro labbra, sela» (Sal 140:4). Tre immagini convergono: (1) la lingua come spada affilata (verbo shanan, lo stesso usato per affilare le armi); (2) la lingua come serpente velenoso; (3) il veleno (chamah) della vipera (akhshuv) sotto le labbra. La parola del malvagio non e neutra ma e arma di distruzione e veleno di morte.
Paolo cita esattamente Sal 140:4 in Rm 3:13, in una catena di citazioni veterotestamentarie sulla peccaminosita universale: ios aspidon hypo ta cheile auton — «veleno di aspidi sotto le loro labbra». La citazione paolina riprende la LXX di Sal 140:4 e la inserisce nel suo florilegium sulla condizione decaduta dell'umanita (Rm 3:10-18), insieme a Sal 14, 5:10, 36:2, 10:7, e Is 59:7-8. Mishnah Avot 1:17 cita Shimon il Giusto: kol ha-margil leshon ha-ra... ke-illu kafar ba-iqar (chi abitualmente parla male... e come se avesse rinnegato il principio fondamentale della fede). La tradizione tannaitica conosce esplicitamente la lashon ha-ra (parola del male) come uno dei peccati piu gravi, e Sal 140:4 e fondamento scritturistico classico di questa teologia. Mishnah Arakhin 3:5 sviluppa il principio rabbinico che la lashon ha-ra e equivalente all'idolatria, all'incesto e all'omicidio.
Salmo 140 spiegazione: 'so che YHWH fa giustizia all'umile' e la fiducia finale
L'ultima parte del salmo (vv.13-14) contiene la dichiarazione di fiducia che chiude la supplica: yada'ti ki-ya'aseh YHWH din ani mishpat evyonim, akh tzaddiqim yodu li-shmekha yeshvu yesharim et-panekha — «so che YHWH fa giustizia all'umile, sentenza ai poveri; davvero i giusti loderanno il tuo nome, abiteranno i retti alla tua presenza» (Sal 140:13-14). Il verbo yada'ti (so) introduce una conoscenza certa basata sull'esperienza della fede: il salmista sa che Dio fa giustizia, anche prima di vederla.
I termini ani (umile, povero) ed evyon (bisognoso) designano i destinatari preferenziali della giustizia divina. La teologia biblica della opzione preferenziale per i poveri trova qui una delle sue formulazioni piu chiare: YHWH non e neutrale tra l'oppressore e l'oppresso. Il versetto 14 chiude con la prospettiva escatologica: yeshvu yesharim et-panekha (i retti abiteranno alla tua presenza). Il termine yashar (retto, dritto) designa l'uomo integro, e et-panekha (alla tua faccia, alla tua presenza) designa la beatitudine ultima: stare davanti al volto di Dio. Mishnah Avot 4:22 cita Rabbi Ya'aqov: yafah sha'ah achat shel qorat-ru'ach ba-olam ha-ba mi-kol chayyei ha-olam ha-zeh — «migliore e un'ora di soddisfazione spirituale nel mondo a venire che tutta la vita di questo mondo». Sal 140:14 e fondamento scritturistico classico di questa teologia tannaitica della beatitudine come visione di Dio.