Introduzione al Salmo 137
Salmo 137 testo: 'sui fiumi di Babilonia' e il salmo dell'esilio
Il salmo 137 e il salmo piu noto dell'esilio babilonese e uno dei testi piu commoventi del Salterio. Si apre con il versetto piu citato: al naharot Bavel sham yashavnu gam-bakhinu be-zokhrenu et-Tziyon — «sui fiumi di Babilonia, la sedevamo e piangevamo, ricordandoci di Sion» (Sal 137:1). Il sham (la) demonstrativo crea distanza emotiva: gli esuli sono la, non qua; sono lontani da Sion. I naharot Bavel (fiumi di Babilonia) sono il Tigri, l'Eufrate e i loro canali, lungo i quali gli ebrei deportati nel 587 a.C. avevano i loro insediamenti.
Il salmo descrive una scena di lutto liturgico: gli esuli appendono le cetre (kinnoroteinu) ai salici, perche non possono piu cantare i canti del Tempio in terra straniera. I babilonesi shoveinu (che ci avevano portati prigionieri) chiedono shir mi-shirei Tziyon (un canto dei canti di Sion, Sal 137:3). La risposta del salmista e il rifiuto liturgico fondamentale: eikh nashir et-shir YHWH al admat nekhar — «come potremmo cantare il canto di YHWH in terra straniera?» (Sal 137:4). I canti del Tempio non sono musica generica ma liturgia sacra: trapiantarli in contesto profano sarebbe profanazione.
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 137:1 | al naharot Bavel (עַל נַהֲרוֹת בָּבֶל) | Sui fiumi di Babilonia |
| Sal 137:2 | kinnoroteinu (כִּנֹּרוֹתֵינוּ) | Le nostre cetre (appese) |
| Sal 137:4 | al admat nekhar (עַל אַדְמַת נֵכָר) | In terra straniera |
| Sal 137:5 | im eshkachekh Yerushalayim (אִם־אֶשְׁכָּחֵךְ יְרוּשָׁלִָם) | Se ti dimentico, Gerusalemme |
| Sal 137:6 | tidbaq leshoni le-chikki (תִּדְבַּק לְשׁוֹנִי לְחִכִּי) | Si attacchi la mia lingua al palato |
Salmo 137 commento: 'se ti dimentico, Gerusalemme' e il giuramento esilico
I versetti 5-6 contengono uno dei giuramenti piu solenni del Salterio: im eshkachekh Yerushalayim tishkach yemini, tidbaq leshoni le-chikki im lo ezkerekhi im lo a'aleh et-Yerushalayim al rosh simchati — «se ti dimentico, Gerusalemme, dimentichi di me la mia destra; si attacchi la mia lingua al palato se non ti ricordo, se non innalzo Gerusalemme al di sopra della mia gioia maggiore» (Sal 137:5-6). Il giuramento e auto-imprecazione condizionata: il salmista si maledice in caso di dimenticanza.
La formula im lo a'aleh et-Yerushalayim al rosh simchati (se non innalzo Gerusalemme al vertice della mia gioia) è diventata fondamento di una pratica halakhica. Il Midrash Tehillim 137 interpreta il pianto degli esiliati sulle rive di Babilonia come archetipo del lutto permanente per Sion: Rav Yehuda, citando Rav, insegna che il Santo benedetto mostrò a Davide già in anticipo la distruzione del Primo e del Secondo Tempio — segno che il lamento del salmo non è nostalgia privata ma visione profetica incorporata nella coscienza di Israele. Anche oggi nel matrimonio ebraico si rompe un bicchiere per ricordare la distruzione del Tempio, in fedeltà al giuramento del Sal 137:6: la gioia personale più grande non può cancellare il lutto di Sion. La tradizione ebraica vede in questo testo il fondamento della zikkaron Tziyon (memoria di Sion) come tratto identitario costitutivo del popolo.
Salmo 137 spiegazione: la violenza finale e la sua lettura
Gli ultimi due versetti del salmo sono i piu disturbanti del Salterio: bat-Bavel ha-shedudah ashrei she-yeshallem-lakh et-gemulekh she-gamalt lanu, ashrei she-yochez ve-nippetz et-olalayikh el ha-sela — «figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti rendera il male che ci hai fatto; beato chi prendera e fracassera contro la roccia i tuoi bambini» (Sal 137:8-9). La violenza linguistica e estrema, e ha generato secoli di dibattito esegetico. Le tradizioni di lettura sono molteplici: (1) trasferimento della rabbia esilica in preghiera, evitando la vendetta personale ma chiedendo giustizia divina; (2) eco del trattamento riservato dai babilonesi ai bambini ebrei (Os 14:1, 2Re 8:12); (3) lettura allegorica patristica che vede negli olalim (bambini) i pensieri peccaminosi nascenti che vanno fracassati contro la sela (roccia, Cristo) prima che crescano.
Il versetto deve essere letto nel contesto storico: la bat-Bavel ha-shedudah (figlia di Babilonia devastatrice) e Babilonia stessa, e la legge del taglione (she-gamalt lanu) si applica come principio di giustizia retributiva, non come autorizzazione personale alla vendetta. Mishnah Bava Qamma 8:1 sviluppa il principio del gemul (retribuzione) come fondamento dell'ordinamento giuridico, distinguendo tra danno e indennizzo. Sal 137 non chiede vendetta personale ma giustizia comunitaria, cantata in forma di salmo di lamento liturgico. Il salmo 137 spiegazione tradizionale non cancella la violenza del testo ma la contestualizza nella teologia del lamento esilico: il giusto perseguitato consegna a Dio la ricerca di giustizia, invece di prendersela da solo.