Introduzione al Salmo 120
Salmo 120 testo: il primo dei cantici delle ascensioni
Il salmo 120 è il primo dei quindici shire ha-ma'alot (cantici delle salite o delle ascensioni, Sal 120-134), una raccolta unificata dal titolo identico in tutti i quindici salmi. La tradizione ebraica e cristiana ha proposto diverse interpretazioni del termine ma'alot (gradini, ascensioni): (1) salmi cantati dai pellegrini durante la salita a Gerusalemme per le tre feste di pellegrinaggio (Pesach, Shavuot, Sukkot); (2) salmi che celebrano le molteplici ascensioni e liberazioni di Israele — il Midrash Tehillim 120 osserva che il titolo usa il plurale ma'alot e non il singolare ma'alah, perché «quando Israele sale, non sale in un solo gradino ma in gradini molteplici», come le grandi liberazioni dall'Egitto, dalla fornace babilonese e infine dall'esilio; (3) salmi cantati dagli esuli durante il ritorno da Babilonia.
Il salmo si apre con una formula tipica di ringraziamento: el-YHWH ba-tzaratah li qarati va-ya'aneni — «al Signore, nella mia angoscia, ho gridato, ed egli mi ha risposto» (Sal 120:1). Il termine tzarah (angoscia, strettezza) e antitesi dell'apertura divina — il giusto angosciato chiama, e Dio risponde. Mishnah Middot 2:5 stabilisce esplicitamente che i quindici gradini del Tempio corrispondevano ai quindici cantici delle ascensioni, e che i leviti vi cantavano questi salmi. Sal 120 e quindi il primo passo della salita liturgica al santuario.
| Versetto (MT) | Termine ebraico chiave | Significato teologico |
|---|---|---|
| Sal 120:1 | el-YHWH ba-tzaratah (אֶל־יְהוָה בַּצָּרָתָה) | Al Signore nell'angoscia |
| Sal 120:2 | mi-sefat sheqer mi-lashon remiyyah (מִשְּׂפַת־שֶׁקֶר מִלָּשׁוֹן רְמִיָּה) | Da labbra menzognere, da lingua ingannevole |
| Sal 120:5 | garti Meshekh shakhanti im-aholei Qedar (גַּרְתִּי מֶשֶׁךְ שָׁכַנְתִּי עִם־אָהֳלֵי קֵדָר) | Abito presso Meshech, dimoro tra le tende di Qedar |
| Sal 120:7 | ani shalom ve-ki adabber hemmah la-milchamah (אֲנִי־שָׁלוֹם וְכִי אֲדַבֵּר הֵמָּה לַמִּלְחָמָה) | Io sono pace, e quando parlo essi sono per la guerra |
Salmo 120 commento: 'da labbra menzognere' e la potenza distruttiva della parola
Il versetto 2 contiene la supplica centrale del salmo: YHWH hatzilah nafshi mi-sefat-sheqer mi-lashon remiyyah — «Signore, libera l'anima mia da labbra menzognere, da lingua ingannevole» (Sal 120:2). I termini sheqer (menzogna) e remiyyah (inganno, frode) designano la falsita strutturale, non solo l'errore occasionale. Il salmista non chiede liberazione da un nemico fisico ma da un nemico verbale: la calunnia, il pettegolezzo distruttivo, la falsa testimonianza.
Il versetto 3 fa una domanda retorica al lashon remiyyah: mah yitten lekha u-mah yosif lakh lashon remiyyah — «cosa ti dara, e cosa ti aggiungera, lingua ingannevole?» Il versetto 4 risponde: chitzei gibbor shenunim im gachalei retamim — «frecce affilate di guerriero, con carboni di ginestra» (Sal 120:4). L'immagine e drastica: la lingua menzognera merita le punizioni piu severe (frecce e fuoco). Mishnah Avot 1:17 cita Shimon il Giusto: kol ha-margil leshon ha-ra... ke-illu kafar ba-iqar — «chi abitualmente parla male... e come se avesse rinnegato il principio fondamentale». La tradizione tannaitica conosce la lashon ha-ra (parola del male) come uno dei peccati piu gravi, e Sal 120 e fondamento scritturistico classico di questa teologia della parola.
Salmo 120 spiegazione: 'abito a Meshech, dimoro tra le tende di Qedar'
Il versetto 5 contiene una dichiarazione geografica enigmatica: oyah-li ki-garti Meshekh shakhanti im-aholei Qedar — «ahime, perche abito presso Meshech, dimoro tra le tende di Qedar» (Sal 120:5). Meshekh e una popolazione del Caucaso settentrionale (cfr. Gn 10:2, Ez 27:13), e Qedar e una tribu nomade araba del deserto siro-arabico (cfr. Gn 25:13, Is 21:16). Le due localita sono geograficamente distanti e quasi incompatibili: il salmista non puo abitare letteralmente in entrambe contemporaneamente. La menzione e quindi metaforica: il salmista si sente esiliato in mezzo a popoli ostili, lontano dalla casa di Dio.
Il salmo si chiude con il versetto 7, una delle dichiarazioni piu drammatiche del Salterio sulla solitudine del shalom: ani shalom ve-ki adabber hemmah la-milchamah — «io sono pace, e quando parlo essi sono per la guerra» (Sal 120:7). Il salmista incarna la pace (shalom) ma e circondato da chi cerca la guerra (milchamah). La frase ani shalom (io sono pace) non significa solo «io sono pacifico» ma «io sono shalom» — l'identita del giusto coincide con la pace stessa, contro l'identita ostile dei suoi vicini. Mishnah Avot 1:12 cita Hillel: hevei mi-talmidav shel Aharon ohev shalom ve-rodef shalom — «sii dei discepoli di Aronne, amante di pace e perseguitore di pace». Il salmo 120 spiegazione tradizionale ebraica e cristiana fa di questo testo il modello classico del shalom perseguitato: la pace non e debolezza ma resistenza al sistema della violenza.