Introduzione al Salmo 118

Salmo 118 testo: il salmo del Hallel pasquale e l'inclusione liturgica

Il salmo 118 e il salmo conclusivo del Hallel egiziano (Sal 113-118), la raccolta cantata dagli ebrei durante le feste di Pellegrinaggio (Pesach, Shavuot, Sukkot) e la Hanukkah. E quindi uno dei salmi piu cantati nella liturgia ebraica e cristiana, e il piu denso di citazioni neotestamentarie del Salterio insieme al Sal 110. Si apre e si chiude con la stessa formula: hodu la-YHWH ki-tov ki le-olam chasdo — «celebrate il Signore perche e buono, perche eterna e la sua misericordia» (Sal 118:1, 29). Questa inclusione e tipica della struttura liturgica del Hallel.

Il cuore del salmo e una thoda (canto di ringraziamento) personale che la comunita riprende collettivamente. La sezione vv.5-18 racconta una liberazione: min ha-metzar qarati Yah anani va-merchav Yah — «dall'angoscia ho gridato a YH, mi ha risposto con larghezza YH» (Sal 118:5). Il termine metzar (angoscia, strettezza) si oppone a merchav (larghezza), e la formula breve YH (forma contratta di YHWH) e quasi un grido. Mishnah Pesachim 10:7 stabilisce che il Hallel si recita durante il Seder pasquale, e Sal 118 e il punto culminante di questa recitazione: la liberazione personale del salmista diventa simbolo della liberazione di Israele dall'Egitto.

Versetto (MT)Termine ebraico chiaveSignificato teologico
Sal 118:1hodu la-YHWH ki-tov (הוֹדוּ לַיהוָה כִּי־טוֹב)Celebrate il Signore perche e buono
Sal 118:14azzi ve-zimrat Yah (עָזִּי וְזִמְרָת יָהּ)Mia forza e mio canto e YH
Sal 118:22even ma'asu ha-bonim (אֶבֶן מָאֲסוּ הַבּוֹנִים)La pietra scartata dai costruttori
Sal 118:24zeh ha-yom asah YHWH (זֶה־הַיּוֹם עָשָׂה יְהוָה)Questo e il giorno che ha fatto YHWH
Sal 118:25hosha na (הוֹשִׁיעָה נָּא)Salva ora!

Salmo 118 commento: 'la pietra scartata dai costruttori' nel Vangelo

Il versetto 22 e tra i piu citati dal Nuovo Testamento: even ma'asu ha-bonim hayetah le-rosh pinnah — «la pietra scartata dai costruttori e diventata pietra angolare» (Sal 118:22). Gesu stesso cita questo versetto in Mt 21:42, Mc 12:10-11, Lc 20:17 dopo la parabola dei vignaioli omicidi, applicandolo a se stesso come il rifiutato che diventa fondamento del nuovo edificio spirituale. Pietro lo cita in At 4:11 davanti al Sinedrio: houtos estin ho lithos ho exouthenetheis hyph' hymon ton oikodomon (questa e la pietra che voi costruttori avete scartato).

L'applicazione cristologica e ulteriormente sviluppata in 1Pt 2:4-7, dove Pietro combina Sal 118:22 con Is 28:16 (la pietra angolare di Sion) e Is 8:14 (la pietra di scandalo). La triplice citazione costruisce un testimonium messianico in cui il rifiuto del Messia da parte dei capi non e ostacolo al disegno divino ma sua conferma. Mishnah Pesachim 10:6 stabilisce la sequenza del Hallel nella Haggadah pasquale, e la tradizione ebraica vede in Sal 118:22 la metafora della liberazione del popolo umile dagli oppressori potenti — lettura che precede e conferma la lettura cristologica.

Salmo 118 spiegazione: 'questo e il giorno che ha fatto il Signore' e 'hosanna'

I due versetti 24-26 sono diventati la formula liturgica per eccellenza della gioia pasquale: zeh ha-yom asah YHWH nagilah ve-nismechah vo, anna YHWH hoshi'ah na anna YHWH hatzlichah na, barukh ha-ba be-shem YHWH — «questo e il giorno che ha fatto il Signore, esultiamo e rallegriamoci in esso, deh, Signore, salva! deh, Signore, da successo! benedetto colui che viene nel nome del Signore» (Sal 118:24-26). La formula hosha-na (salva ora) e diventata hosanna nei Vangeli, gridata dalla folla nell'ingresso di Gesu a Gerusalemme: Mt 21:9, Mc 11:9-10, Gv 12:13 citano hosanna en tois hypsistois combinando Sal 118:25-26 con Sal 148.

Mishnah Sukkah 4:5 descrive il rito delle aravot (rami di salice) durante Sukkot: i sacerdoti facevano sette giri intorno all'altare gridando anna YHWH hoshi'ah na, anna YHWH hatzlichah na (Sal 118:25). La domenica del settimo giorno (Hoshana Rabbah) prendeva il nome proprio da questa invocazione. Il salmo 118 spiegazione liturgica fa cosi del versetto 25 il fondamento di tutta una pratica cultuale ebraica preservata fino ad oggi. La frase barukh ha-ba be-shem YHWH (Sal 118:26) e ancora la benedizione sacerdotale di accoglienza del pellegrino al santuario, e i Vangeli la mettono sulle labbra della folla che riconosce Gesu come il pellegrino atteso e il Messia.